SAN CESARIO Il bacino è un’opera che servirà in modo particolare l’agricoltura, ma l’obiettivo è di estendere il suo utilizzo anche ad altri potenziali usi. I lavori di realizzazione dell’invaso sono in fase avanzata e si prevede possano essere ultimati nel corso del 2008.
Il grande serbatoio ricavato nella sede dell’ex cava di ghiaia Misley, raccoglierà le acque del fiume Panaro nei periodi di maggiore disponibilità attraverso il canale Torbido. A pieno regime, il serbatoio conterrà 1,2 milioni di metri cubi d’acqua e sarà in grado di servire una superficie di 800 ettari coltivati in gran parte a frutteto. L’agricoltura svolge così la sua parte nel percorso verso la sostenibilità: dal presidio del territorio, alla valorizzazione dell’ambiente, all’uso razionale della risorsa idrica.
«Il bacino sorgerà nella sede di un’ex cava di ghiaia, un aspetto molto importante, perché in questo modo si contribuisce ancor più al rispetto dell’ambiente, lasciando inalterata la fisionomia del territorio. Un’opera pensata da amministratori lungimiranti già alla fine degli anni ’80 e che oggi sta per essere ultimata grazie al lavoro degli operatori delle attività estrattive, all’intervento di Amministrazione comunale, Provincia, Hera, consorzio Reno Palata e Regione» dichiara il Sindaco Valerio Zanni.
Si tratta quindi di un’opera innovativa, uno dei pochi progetti finora realizzati in Italia e primo in Emilia Romagna, pensati appositamente per tutelare l’ambiente. «Mai come oggi si può apprezzare l’importanza di quest’opera fa notare il primo cittadino dato che già da diverso tempo si registra un impoverimento generalizzato delle acque sotterranee, conseguenza del clima sempre più siccitoso e dell’uso incontrollato che di tale risorsa si è fatto negli scorsi decenni, quando sotto la spinta della crescita economica, non si sono considerati i limiti di sfruttamento sopportabili dell’ambiente. Oggi i tempi sono cambiati spiega Zanni l’utilizzo delle risorse deve giocoforza tenere conto dello sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale, cercando di limitare gli sprechi e sforzandosi di individuare fonti alternative: ad esempio l’utilizzo delle acque superficiali per gli usi agricoli, cioè proprio quello a cui servirà il bacino irriguo».
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Simone Martarello
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